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Cinque domande a... Mariolina Addari

di Luigi Alfonso | 14.11.2014 - ore 21:59


Mariolina Addari

Mariolina Addari, 69 anni, originaria di Giba ma cagliaritana d’adozione, è stata la play-maker del Cus Cagliari negli anni ruggenti a cavallo dei ’60 e ’70, quando le universitarie giocarono per la prima volta nella massima serie. Ex insegnante di educazione fisica in pensione, allena nel settore giovanile della Virtus Cagliari.

Mariolina, sei un’ex cestista che non ha mai avuto il coraggio di dire basta con il basket. È sempre amore come un tempo?
"L'amore per il basket c’è sempre stato e tale è rimasto. Non potrebbe essere altrimenti, visto che nei campi (da quelli in cemento al parquet) ci sono stata dall’età di 14 anni, con brevi pause per le due gravidanze e per uno stop che mi sono volontariamente presa dopo l’ultimo campionato da giocatrice e che, fin dai primissimi tempi, ho sempre dato il mio contributo in campo come aiuto allenatore. È come se ce lo avessi nel sangue, il basket!".

Il Cus Cagliari quest’anno si sta proponendo tra le squadre rivelazione, a ridosso delle prime, in A1 femminile. Saranno play-off?
"Il campionato è ancora lungo, la classifica dice bene e la squadra ha ottime chance. Auguro di tutto cuore al Cus di arrivare a questo pregevole traguardo".

Valerio Bianchini ha detto che al basket occorre una riforma radicale, per riprendersi dalla crisi. Sei d'accordo?
"Sì, sono d’accordo con il grande Valerio Bianchini, che ho avuto il piacere di conoscere quando allenava una squadra milanese nel campionato di serie B (per inciso, battuta da noi del Cus Cagliari con un pressing asfissiante tutto campo...), campionato, quello, che ci portò per la seconda volta in serie A. Non so cosa intenda lui, in concreto, per riforma radicale, ma basterebbe che le squadre che disputano i campionati nazionali fossero composte per otto decimi da giocatori  italiani, e non il contrario. Già questo sarebbe un cambiamento, perché sottintenderebbe un serio lavoro nella crescita dei giovani, sia da parte della Federazione che delle società".

Che cosa ti piace e cosa non ti piace del basket attuale?
"Mi entusiasmano la creatività e la varietà nelle soluzioni d'attacco e difesa. Mi annoia la ripetitività e aborro il turpiloquio".

Il basket sardo, a parte Dinamo Sassari e Cus Cagliari, non gode di ottima salute. Perché la base mostra questa sofferenza, nei numeri e nella qualità?
"Mi chiedo cosa sarà quando i cordoni della borsa dei vari sponsor e i contributi istituzionali saranno sostanzialmente ridimensionati. Per tutto il resto, credo che il basket debba andare a lezione dalla pallavolo che, ora più che mai, dopo le belle prestazioni della Nazionale femminile, continuerà a raccogliere frutti, nella quantità e nella qualità".


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