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Cinque domande a... Fabiana Pinna

di Luigi Alfonso | 04.12.2014 - ore 08:25


Una carriera cestistica iniziata alla Fortitudo Sassari, in serie C. Poi 12 anni alla Virtus Cagliari tra serie B e serie A2 (fu tra le principali protagoniste della promozione), quindi 5 anni alla Mercede Alghero tra serie B e A2 sino alla storica promozione in A1. Infine una stagione al Sant’Orsola, nella sua Sassari. Sempre con una mano caldissima. Fabiana Pinna, 44 anni, mostra ancora l’entusiasmo di quegli anni.

Ti stai occupando con Antonello Pilia e Barbara Renda di alcune squadre del settore giovanile della Dinamo 2000. Si tratta di una delle poche società sarde che curano in maniera approfondita i fondamentali. Come nasce questa scelta del tutto condivisibile?

"Con grande gioia, la Dinamo 2000 ha deciso di aprire al settore femminile e mi ha coinvolta. I fondamentali sono una parte importante nella crescita tecnica di un giovane, ecco perché la società ha deciso di circondarsi di allenatori che ‘allenano’ piuttosto che di tecnici che amano andare in palestra e pensano soltanto a giocare".

Le principali società sarde che militano nei campionati nazionali femminili si dicono pronte a ritirarsi, se non arriveranno i contributi regionali.

"Devo rispondere sinceramente? Le cose in Italia non vanno bene. E in Sardegna va pure peggio. Bisogna pensare che c’è tanta gente senza lavoro, e credo che i soldi vadano usati per migliorare questa situazione disastrosa. Una società sportiva, per andare avanti, deve avere un minimo di contributo regionale ma anche risorse proprie, cioè alle spalle gente che investa nello sport con soldi propri. Bisogna investire nei settori giovanili, negli allenatori – quelli che sanno di pallacanestro – e nei dirigenti".

La Dinamo sta lottando ai vertici dell'A1. Da sassarese, come vivi questo momento straordinario?

"La vivo molto bene, mi fa piacere che si veda in Sardegna una pallacanestro di alto livello. La società è in grande crescita, mi piacerebbe vedere un coinvolgimento migliore nei giovani giocatori, senza creare false realtà. In generale, nella pallacanestro italiana – e quindi anche alla Dinamo – vorrei veder giocare più italiani che stranieri".

Un gruppo di sportivi sassaresi ha lanciato un appello perché sia riaperta la palestra Coni di via Coradduzza. Ci riusciranno?

"Con buona volontà da parte di tutti, istituzioni e società che vogliono investire, si può pensare ad un miracolo. Che bello sarebbe rivedere un’icona della pallacanestro in attività!".

La tua Virtus era composta da cestiste dotate di tecnica e carattere. Una squadra interamente made in Sardinia. Oggi, però, il materiale umano scarseggia...

"La mia Virtus era mitica ed allenata da un grande coach, Beppe Muscas. Mi sembra che in questo momento le società mirino di più a prendere ‘presunti’ allenatori che costano poco e propongono situazioni da parrocchia. Bisogna investire sui bravi allenatori e coinvolgere di più i giovani nei programmi della società".


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