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Cinque domande a... Alessandra Zedda

di Luigi Alfonso | 11.12.2014 - ore 08:20


Dirigente della Provincia del Medio Campidano, ex assessore regionale all’Industria, oggi siede in Consiglio regionale e mostra lo stesso entusiasmo di quando giocava a basket (lo ha fatto con Astro, Cus Cagliari e Virtus). Alessandra Zedda, 48 anni (il 15 dicembre), non si perde una partita della Dinamo e, quando può, segue le gare interne delle principali società cestistiche cagliaritane.

Il basket italiano, come tante altre discipline, sta mostrando incredibili carenze dal punto di vista tecnico. Perché non si guarda più a questo aspetto?

"Vero, da tanti anni riscontriamo questo deficit. Credo che le ragioni siano nella poca formazione dei tecnici e forse anche nella difficoltà di dedizione in termini di tempo e passione degli atleti. In sintesi, chi come noi si allenava anche da solo e per ore sui fondamentali, oggi è merce rara. Forse si vuole ottenere tutto e subito".

Sei tra le più assidue sostenitrici cagliaritane che si recano a Sassari per vedere la Dinamo. Può essere l’anno giusto per conquistare lo scudetto?

"Amo la Dinamo, non solo per le performance sportive ma per il bel sogno che sta regalando da anni alla nostra pallacanestro e soprattutto a noi sardi. Grandissimi Stefano Sardara e tutto lo staff, comprese le mogli di dirigenti, tecnici e giocatori che sono il vero valore aggiunto di una perfetta organizzazione. Sono scaramantica e dico: l’appetito vien mangiando e noi, con la Coppa Italia, l’antipasto lo abbiamo già gustato. Per il primo..., è sempre il momento giusto! Ora più che mai".

Cagliari prevale nel settore femminile, grazie soprattutto al Cus. Perché il settore maschile non riesce più a risollevarsi, nel Sud Sardegna?

"Troppi errori con tante squadre e pochi giocatori a cimentarsi nelle serie minori. Avremmo dovuto unirci (facile a dirsi) e puntare su una squadra rappresentativa dell’intera provincia di Cagliari. Ma si può ancora tentare".

Carla Tola ha inaspettatamente rassegnato le dimissioni, nonostante la Virtus credesse in lei.

"Carla è un pezzo di vita che continua, ancora oggi, con una vera amicizia. L’ho allenata, ci ho giocato insieme e ancora ci frequentiamo. Mi viene facile dire che ha fatto un gesto sofferto ma nobile, ricco di affetto per una società e una squadra che, sono certa, hanno apprezzato la inusuale lealtà e il sincero affetto che Carla ha saputo manifestare sempre, soprattutto nei momenti duri come questo. In pochi, avendo la fiducia e la stima della società, avrebbero fatto tale scelta. Carla ha deciso che occorreva un cambio di passo anche minimo per cercare di sbloccare una squadra che non riusciva ad esprimersi al meglio. La Virtus ha una squadra giovane che deve migliorare tanto, anche tecnicamente. Carla è proprio un tecnico che insegna la pallacanestro, e per imparare la tecnica nel nostro sport serve tanto sacrificio. Carla resterà alla Virtus, a regalare alle giovani insegnamenti sportivi e di vita. Siamo in tanti a dire a Carla: chapeau!"

Al posto di Tola è stato chiamato il sempreverde Nello Schirru, un allenatore di esperienza che tu conosci molto bene.

"Nello, il mio allenatore di una vita sportiva al quale sono legata da affetto fraterno. Con lui ho condiviso vere gioie e risultati sportivi fantastici. Un grande tecnico, serio, attento, rigido, a tratti inflessibile. Ricordo ancora il suo sguardo dopo le sconfitte, impossibile rivolgergli la parola. Sì, Nello ci crede fino in fondo e sono sicura che, come ha fatto con tutte le sue squadre, userà il rigore giusto per dare uno scossone. Ha ottenuto ottimi risultati sportivi proprio per le sue indubbie capacità. Gli auguro, così come alla Virtus, un sincero e affettuoso buon lavoro, certa che le soddisfazioni arriveranno: la salvezza non è in discussione".


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