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La Dinamo giocherà come piace a Meo

Sacchetti disegna il nuovo Banco, ma la squadra è da inventare

06.07.2009


Quella strana, ma sana attrazione per Varese. Dieci anni fa l'avvocato Milia chiamò - per provare a salvare la Dinamo - Tonino Zorzi, che i tifosi lombardi hanno eletto il migliore giocatore di sempre, davanti persino a Bob Morse. Adesso la famiglia Mele - che ha ambizioni da playoff - ha ingaggiato Meo Sacchetti, simbolo della Varese anni '80 ed ex Nazionale. Argento olimpico (Mosca 1980) e oro europeo (Nantes 1983) Sassari non l'aveva mai avuto sulla panchina. Visto che c'era da sostituire Cavina, l'uomo dei record, la Dinamo si è affidata a un grandissimo giocatore, che sta dimostrando di essere anche un buon coach: Castelletto Ticino, Fabriano, Capo d'Orlando (lo aveva prenotato quando era certa di acquistare il titolo da Sassari) e Udine. E poi Sacchetti ha già dovuto confrontarsi con una eredità pesante, anzi schiacciante, quella della Varese anni '70 di Morse, Yelverton e Meneghin: «I tifosi ci misero un po' a capire che non era più la squadra che dominava in Italia e in Europa. Alla fine ci apprezzarono perché giocavamo un buon basket. Qui a Sassari Cavina ha scritto la storia, ma ogni stagione si riparte da zero, anzi, a Sassari da tre: una società seria, lo zoccolo duro di un pubblico entusiasmante e Vanuzzo, il capitano».
Sacchetti era un'ala piccola atipica: grosso e potente, pericoloso dentro e fuori, buon rimbalzista, soprattutto dotato di una visione di gioco che fece coniare il termine di regista occulto: «Mi piaceva impostare l'azione e coinvolgere i compagni. Il confronto con quella pallacanestro è comunque impossibile: allora c'era più tecnica ma anche più flemma, oggi è una pallacanestro più fisica e veloce». Il tecnico pugliese si è ben adattato: preferisce proprio il basket di corsa. «Non mi piace la pallacanestro masticata in attacco, i giocatori che eseguono come automi gli schemi. Mi piace chi sa leggere le situazioni. Il compito di un allenatore è mettere a proprio agio il giocatore e farlo migliorare per migliorare la squadra. I giocatori forti fanno l'allenatore bravo, mai il contrario».
Con la dirigenza è d'accordo su tutto. Primo: «Una squadra competitiva». Da costruire con due americani nei ruoli delle guardie: «Un playmaker sicuramente. E parleremo anche con Rowe, che però ha molte richieste, anche in A1. Poi una guardia o un'ala realizzatrice. Questa seconda scelta dipende dall'italiano: se si trova l'ala piccola in casa, l'americano sarà una guardia. Se l'italiano è una guardia si andrà sull'ala piccola straniera. E poi il pivot sarà un comunitario o uno dal doppio passaporto».
Precedenza agli italiani. Dopo la conferma di Vanuzzo, si cerca quella di Devecchi: «Ha una dimensione importante in difesa e grossi margini di miglioramento in attacco». Il resto è da costruire, perché Martin e Amoni erano in prestito, Chessa è a Biella, Dordei è reduce da due infortuni. Tra gli italiani servono quindi il cambio del playmaker, un esterno e un lungo da affiancare al comunitario.
 
GIAMPIERO MARRAS

Fonte: L’Unione Sarda


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